DREAM THEATER: Jordan Rudess parla... del silenzio

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jordan-rudess.jpg Una chicca per voi, estratta dall'intervista che ho fatto con Jordan Rudess, alla fine del 2007. Come ultima domanda, mi ero riservato un collegamento con l'intervista percedente con il tastierista dei Dream Theater, risalente al 2005, quando uscì Octavarium. All'epoca gli chiesi quale fosse il suo rapporto con il silenzio, e mi rispose così:

“E’ una bellissima domanda, molto profonda, grazie per avermela posta, mi induce a riflettere un po’. Proprio ultimamente, ho notato che quando guido, o quando sono nel mio studio a leggere o quando cucino, insomma durante le attività quotidiane, ho iniziato a ricercare un po’ il silenzio, anzichè continuare ad ascoltare musica. Ultimamente, insomma, ho bisogno di momenti di silenzio, laddove qualche anno fa non smettevo mai di essere immerso nella musica, sia quella prodotta da me, sia quella di altri che ascolto per puro piacere. Con il silenzio, ora, recupero le mie forze, ascoltare un flusso continuo di musica iniziava a sovraccaricarmi, rischiavo di iniziare ad avere un’idea distorta delle note e del mio rapporto con esse. Sono sempre stato un sognatore, e mi piacciono le lunghe passeggiate in città e in campagna. Ora le faccio in completo silenzio, per ricaricare le mie batterie mentali. Poi torno in studio, e riprendo a suonare più carico di prima.” (Jordan Rudess, 2005)

Ho pensato di porre la stessa domanda dopo oltre due anni, ed ecco la sua risposta (segue traduzione in Italiano, ma vi consiglio di ascoltare il pezzo in mp3 cliccando Play, visto che ad un certo punto accenna anche un paio di pezzi con la tastiera… una "chicca" per amanti del genere).


QUANDO TI INTERVISTAI NEL 2005, FRA LE ALTRE COSE MI DICESTI CHE ALL'EPOCA STAVI INIZIANDO AD APPREZZARE IL SILENZIO, MENTRE IN PRECEDENZA LA TUA VITA ERA STATA COSTANTEMENTE CIRCONDATA DA MUSICA, DURANTE QUALSIASI TUA ATTIVITA'. HAI CONTINUATO QUESTA TUA RICERCA DEL SILENZIO IN QUALCHE MODO, O SEI TORNATO ALLA VITA CHIASSOSA DI UNA VOLTA?

"Questa è una domanda fantastica, per fortuna abbiamo ancora molto tempo prima della fine dell'intervista! Ho avuto ancora più tempo per riflettere sul mio rapporto con il silenzio, visto che l'anno scorso, prima di suonare un concerto a Parigi, ho avuto un incidente (se te lo racconto farà ridere, ma ti giuro che all'epoca mi ha fatto un male cane: stavo camminando nel backstage e non ho visto una porta a vetri, mi sono schiantato in pieno di faccia, con una certa forza!). Dovetti chiamare un dottore, che mi visitò direttamente nel backstage e mi disse che avevo preso un bel colpo in testa, non era niente di grave, ma che per guarire avrei dovuto sedermi un'oretta al giorno in totale silenzio. Io lo guardai e gli chiesi se stava scherzando, se per caso non sentiva il rumore del soundcheck e di tutti i fan che erano già fuori dal locale ad aspettarci. Comunque, al di là di quel momento preciso in cui mi era impossibile riposarmi prima del concerto, ho iniziato a trovarmi questi ritagli di tempo in cui sto seduto in silenzio a riflettere, senza nessun disturbo dall'esterno, e ho imparato ad apprezzare questi momenti. Ho iniziato ad utilizzare questa sorta di meditazione anche quando mi trovo a scrivere dei nuovi brani. Ho capito che se mi concentro troppo su quel che devo fare, il risultato non è ottimo, mentre invece se lascio la mia mente libera di vagare, le melodie che ne risultano sono molto più fluide e interessanti!" (Jordan Rudess, 2008)

(L'intervista completa con i Dream Theater verrà pubblicata nel numero 420 della rivista Metal Shock, in edicola in questi giorni)

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