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Il nuovo metal(core) americano arriva con impatto anche a Milano, guidato dai Lamb Of God (ormai "veterani" in Italia), e supportato da gruppi che stanno facendo sentire il loro nome sulla scena mondiale. Il risultato è una serata dai ritmi violenti e pesanti, su un palco B dell'Alcatraz che continua a riempirsi, fino a sfiorare il tutto esaurito.
Iniziano i Between The Buried And Me: pochissimo tempo a disposizione per la loro proposta musicale, e infatti sono solo due brani suonati, ma sono abbastanza per scatenare l'ammirazione dei fan e di chi ancora non li conosceva, con continui cambi di ritmo e peripezie del cantante/tastierista Tommy Rogers, che passa dal growl al jazz senza batter ciglio. Il loro impatto sonoro è devastante, e la serata non avrebbe potuto aprirsi meglio. E' poi il turno dei August Burns Red, che sorprendentemente trovano un enorme riscontro fin dalle prime note: le prime file dell'Alcatraz cantano tutte a gran voce le canzoni. Breakdown spaccacollo, una gran presenza scenica di tutta la band, e lo spettacolo è assicurato. Il loro metalcore è molto festaiolo, ed è netto lo stacco con la band che li segue: i Job For A Cowboy, che presentano un deathcore intransigente, tutto growl e grugniti in cui è difficile distinguere qualche parte in particolare. Tecnicamente dotatissimi, sono forse un po' troppo derivativi ed "estremi" per la serata, e vista la reazione del pubblico, forse uno scambio in scaletta con gli August ci sarebbe stato, anche se in realtà hanno suonato più o meno per la stessa quantità di tempo. Ma alla fin fine, tutto il pubblico è lì soprattutto per gli headliner: appena viene svelato il paloscenico "completo", le urla di incoraggiamento aumentano, e dopo poco i Lamb Of God appaiono sul palco, pronti ancora una volta a dominare Milano. E la dominano per 90 minuti, con un bel set tirato (ma comprensivo anche di una "esibizione chitarristica"), e poche pause - e ahimè poca interazione con il pubblico. Randy Blythe è presissimo dalla musica, continua a incitare la sua band a fare di meglio, a spaccare qualche culo mentre il crowdsurfing continua ad aumentare, e la tensione continua a salire, senza mai dissolversi.
Applausi per tutti, quindi, e la speranza di rivedere come headliner le band di supporto, per capire esattamente quali siano le loro capacità con show più lunghi e complessi. Nota di demerito, invece, per i suoni: ogni gruppo ha suonato con qualche "pastone", soprattutto le chitarre erano spesso confuse, e il mix generale non era dei più puliti. Peccato, perchè band di questo genere necessitano suoni puliti. Era da tempo che l'Alcatraz non sbagliava un settaggio, confidiamo si torni presto sulla retta via!
Photos by Paolo "The Punisher" Bianco
BETWEEN THE BURIED AND ME
AUGUST BURNS RED
JOB FOR A COWBOY
LAMB OF GOD
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