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Ciao Dan. Comincio col darti il benvenuto al Gods of Metal. Ma dimmi, adesso che siete qui, vi sentite divinità del metal? Non è esattamente il vostro stile musicale!
Beh un pò si!
Avete uno stile musicale che preferite?
A me piace tutto. Credo che un pò tutti i musicisti siano così. Noi cerchiamo di mixare diversi sound. Non disdegnamo nessun genere, dal metal al pop.
Sarà anche grazie a questo, che la gente riconosce subito le voste canzoni quando le sente!
Si, è positivo. Alcune band le riconosci perchè sono dirette, forti e brutali. Invece credo che gli Atreyu siano un pò diversi da tutti gli altri, che scelgono un unico stile.
Alcuni fans vi hanno criticati per la svolta che ha avuto l'ultimo album, definendola 'commerciale'. Tu cosa vorresti rispondere loro?
Beh, direi loro di allargare gli orizzonti, aprire la mente. Abbiamo sperimentato qualcosa di diverso perchè non vogliamo risultare noiosi. E comunque non siamo mai stati un gruppo "super-heavy", e non vogliamo neanche diventarlo per far ritornare i fans che si sono allontanati.
Alex e Brandan si sono evoluti parecchio per produrre un disco più orecchiabile e cantato. E' stato difficile per loro?
Si un pò. Hanno preso delle lezioni, hanno cercato anche di potenziare la resistenza perchè fare 5 o 6 concerti in una decina di giorni ti sfinisce e la voce ne risente. Urlare per tutto lo show è davvero difficile, e se vuoi farlo per un lungo periodo di tempo devi essere preparato.
Ho visto che qui al Gods vi siete mossi parecchio! Correte e saltate. Poco tempo fa vi ho visti al new Age di Roncade, un piccolo club molto famoso nell'ambiente rock e metal, in cui eravate un pò stretti. Immagino che preferiate gli ampi spazi per sfogarvi e suonare.
Abbiamo cominciato come tutti nei piccoli spazi che via via sono diventati sempre più grandi. Suoniamo ancora in qualche club ma ci sembra di essere animali in gabbia! A fin fine suoniamo bene dovunque, piccolo o grande, con 1.000 o 10.000 persone, ma di sicuro se il posto è grande è molto meglio!
Vi piace il casino e si vede! Prima sul palco stavate ridendo e vi divertivate da matti a guardare dei ragazzi turbolenti che hanno creato problemi durante il pogo.
(ride) Si a volte è divertente, a patto che non succeda nulla di grave. Vedere un pò di movimento ti da carica.
Torniamo alle origini. Voi venite da Orange County, posto famoso per lo stile di vita lussuoso e snob. Come si può sviluppare un gruppo metal in un contesto del genere?
Non hai idea di quante band metal ci siano li! Posso citare i Bleeding Through per esempio. Inoltre è solo a 45 minuti da Los Angeles, città che può darti un sacco di input diversi. E comunque Orange County non è un posto solo per ricchi. E' un luogo come tanti, ha delle zone ricchissime e altre più accessibili. Io pago un sacco di soldi per vivere in un appartamento molto piccolo, ma la zona è stupenda. Abbiamo, mare, montagna, un sacco di cose bellissime. E' come una piccola Italia!
La canzone "Her portrait in black" è stata usata come parte della colonna sonora di Underworld Evolution (che parla della lotta tra licantropi e vampiri). Voi avete una passione molto forte per i vampiri, è un match perfetto. Ma come è nato il tutto?
La canzone non è stata scritta appositamente per il film, era già in cantiere, ma quando ci hanno comunicato che era stata scelta per la colonna sonora del film eravamo felicissimi! In effetti non abbiamo dovuto fare niente, è stato qualcun altro a pensare che la canzone sarebbe stata ottima nella colonna sonora del film!
Altra curiosità: perchè sei così fissato col Giappone? Porti sempre bandane dal richiamo nipponico, anche prima sul palco!
Si hai ragione! Adoro la cultura giapponese, mi affascina. Abbiamo anche suonato in Giappone, due volte, ed io ero al settimo cielo. Adoro tutto del Giappone, dal sushi all'hockey. (a questo punto, alla vista della mia faccia perplessa, Dan mi guarda che mi chiede che cè...)
Hockey???? In Giappone? ma son tutti piccoli e minuti, non si fanno male?
Ma no! L'hockey su ghiaccio in Giappone va forte come sport.
Per quanto riguarda il pubblico? In Italia, non in Giappone...
Trovo che gli italiani siano affamati di band americane. Però per noi che siamo dall'altra parte del molto è molto costoso venire a suonare qui, e molte band anche se valide non possono permetterselo, quindi voi non potete scoprirle, ed è un peccato.
(E qui vediamo una ressa che si avvia verso l'uscita. Tempo scaduto. Lasciamo il divano e mi saluta con un abbraccio prima che io torni sottopalco ad improvvisarmi fotografa. Alla prossima intervista!)