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Ad una lettura superficiale del nuovo Decreto Liberalizzazioni, sembrava di scorgere la fine del Monopolio della SIAE. E invece non è cambiato quasi niente... ecco un approfondimento per saperne di più.
Mentre Venerdì scorso in Parlamento si dibatteva sul Decreto Liberalizzazioni, sul web si spargevano incontrollabili notizie secondo le quali il Monopolio della SIAE sarebbe stato abolito. Da un articolo su Rockit a Facebook e ritorno: tutti a festeggiare la fine di una società che non piace a nessuno. Salvo poi, dopo poche ore, leggere la rettifica a cui Rockit è stato costretto proprio dalla SIAE.
Gli animi si possono mettere in pace: con il nuovo decreto non cambia un granchè. Per un approfondimento, ecco un articolo tratto dal Chicago Blog dell'economista Oscar Giannino.
L'articolo di Diego Menegon, intitolato Decreto liberalizzazioni: Siae, la riforma incompiuta, scende a fondo nelle pieghe del decreto, segnalando come, appunto, ben poco è stato liberalizzato nel campo della raccolta dei diritti d'autore.
"[...]Il legislatore italiano si trovava fino a ieri davanti a un bivio: rimpinguare con nuovi balzelli le casse della Siae socializzandone le perdite o chiedere soccorso al mercato, affinché nuovi concorrenti potessero offrire a condizioni più vantaggiose i propri servizi di intermediazione ad artisti e consumatori. Il Governo Monti ha trovato una terza via, dal tracciato molto incerto: mantenere intatto il monopolio per il segmento dei diritti d'autore e aprire al mercato i servizi di gestione collettiva dei diritti connessi.[...]"
Lontana dall'essere abolita, la SIAE perde solo un pezzo del suo monopolio:
[...]"I cosiddetti "diritti connessi", ossia i diritti delle radio, delle televisioni o di chi canta, suona, interpreta, recita i brani, le canzoni, i testi e le commedie scritte da altri, potranno essere oggetto di tutela collettiva da parte di altri intermediari in concorrenza con la Siae."[...]
Tutto il resto rimane in mano loro, in mano ad una società che Menegon (dati alla mano) definisce "un luogo di detenzione" con " tassi di efficienza più bassi rispetto alle analoghe società operanti all'estero", alla quale "non sono bastati i 52 milioni di euro di compensi per la copia privata, garantitile da un legislatore compiacente, per portare i conti in pareggio."
Compensi per la copia privata, ovvero quei centesimi in più che pagate per ogni singolo dvd e cd vuoto, oltre che ad ogni supporto di memoria usb o hard disk esterno. Il compenso che si paga alla SIAE dando per scontato che il supporto verrà usato per copiarci sopra materiale illegale. E' così che funziona, la raccolta dei diritti in Italia... e continurà a funzionare così, almeno per ora.
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alle 14:10
umberto balsamo
Secondo il mio modesto parere la S.I.A.E., come è stata concepita per tutelare il diritto d'autore è perfetta,
c'è solo un problema: Gli EDITORI dovrebbero essere amministrati da una società staccata , perchè gli interessi degli autori si scontrano con quelli degli EDITORI.
Quindi a mio parere c'è un problema che si chiama:
CONFLITTO DI INTERESSE.
( COME SI FA A METTERE COME PRESIDENTE DELLA S.I.A.E.
CON TUTTO IL RISPETTO, UN AVVOCATO CHE IN PASSATO HA LAVORATO MOLTO PER GLI EDITORI, AVV.ASSUMMA .
La S.I.A.E. deve ritornare al suo originale compito e cioè tutelare gli autori, difatti quando fu costituita la società si chiamava S.I.A. SOCIETA' ITALIANA AUTORI ; E QUESTO DEVE RITORNARE AD ESSERE.