Segui musica metal blog e scopri i concerti metal in italia, le interviste esclusive ai gruppi metal e le foto dei live italiani ed esteri
Eugenio Crippa ha intervistato Martin Mendez, bassista degli Opeth: ecco il risultato di una chiacchierata che esplora le radici della sua collaborazione con la band, dal primo disco "su cui non ha suonato", al contributo fondamentale per Heritage...
Eugenio Crippa ha incontrato Martin Mendez, bassista degli Opeth, per una chiacchierata che va a ripercorrere la sua carriera come "secondo membro storico della band", dopo il cantante Mikael Åkerfeldt. Dagli inizi, strappando i manifesti per la ricerca di un bassista (per eliminare la concorrenza!), a Heritage, album che spacca la critica e i fan, ma che di certo non turba i musicisti.
Opeth - Martin Mendez; intervista raccolta da Eugenio Crippa
Considerato che per una band come gli Opeth può avere ben poco senso intervistare musicisti all'infuori del loro mastermind Mikael Åkerfeldt, è lecito chiedersi quanto sia possibile ricavare da una rapida chiacchierata con Mr. Martin Mendez, in assoluto il personaggio più riservato e taciturno del gruppo. Tra le pareti del backstage dell'Alcatraz di Milano, una manciata d'ore prima dell'unica tappa italiana raggiunta dal tour europeo di Opeth e Pain of Salvation, si è comunque riusciti ad interloquire in maniera soddisfacente con il bassista, ad oggi unico membro storico della band insieme a Mikael ed in seno agli Opeth sin dai tempi del terzo disco My Arms, Your Hearse.
Lo si è fatto innanzitutto tornando indietro nel tempo, a quando i due Martin di allora si incontrarono in Uruguay per poi raggiungere insieme la capitale svedese. Per scoprire in quali band abbiano militato i due 'cugini sudamericani' in passato è sufficiente visitare l'enciclopedico metal-archives.com, ma pochi sanno dell'esistenza di un quarto gruppo chiamato Sarmatia che, al pari di moltissimi altri, pubblicò un unico demotape prima di scomparire del tutto.
Il buon Mendez conferma con un laconico "Volevamo sul serio ottenere quel lavoro!" la voce secondo la quale, nel lontano 1997, lui e l'amico Lopez girarono tra i vari negozi di dischi di Stoccolma per cercare e distruggere gli annunci che vedevano gli Opeth alla ricerca di una nuova sezione ritmica. Ma il basso su My Arms, Your Hearse fu suonato da Åkerfeldt: "Credo di essere entrato ufficialmente nella band solo una settimana prima che entrassero in studio, perciò non ci fu tempo a sufficienza perché imparassi per bene la mia parte". In pratica, il neo-bassista si ritrova ad essere membro ufficiale degli Opeth, e non deve far altro che attendere a Stoccolma il resto del gruppo, di ritorno dai Fredman Studios di Goteborg con un album già pronto. Chiamalo scemo, si potrebbe dire; da allora ad oggi il suo apporto compositivo è stato pressoché nullo, il massimo risultato col minimo sforzo: "Il suo compito è quello di beccarsi tutte le ragazze", a detta di Mikael; e sempre a proposito di donne, è proprio la fidanzata di Mendez l'autrice delle foto a corredo dell'artwork di Heritage, scattate durante le recording sessions dell'album presso gli studi Atlantis.
Il primo vero contributo di Martin Mendez è rintracciabile nei solchi di Still Life; si tenga conto che ai tempi gli Opeth, già al quarto parto in cinque anni, restavano ancora una band di culto, con all'attivo un unico tour europeo a supporto dei Cradle of Filth nel 1996 ed una manciata di date isolate. Per una curiosa coincidenza, sia Mendez nella saletta in cui mi trovavo, sia Mikael Åkerfeldt in uno stanzino di lì a pochi metri, hanno citato ai rispettivi interlocutori quello che a loro detta è stato il disco più ascoltato dalla band in quel fine estate del '99: non si tratta di Blessed Are the Sick né di Individual Thought Patterns, bensì di Innervisions di Stevie Wonder! "Mi diverte il fatto che la gente si lamenti dicendo che oggi la nostra componente death metal è per sempre svanita. Eppure i nostri ascolti sono sempre stati estremamente eterogenei. Ed è stato proprio Mikael, durante le registrazioni di Still Life, a farmi ascoltare Innervisions per la prima volta. Personalmente, adoro artisti del calibro di Astor Piazzolla, Stanley Clarke, i Return to Forever (Chick Corea anyone? - NdA), Jaco Pastorius, questa è la musica che ho sempre ascoltato. Amiamo l'heavy metal, ma in generale amiamo la musica. Non ci siamo messi ad ascoltare altri generi musicali solo negli ultimi mesi, è sempre stato così, e per questo motivo Heritage suona anche molto spontaneo e sincero".
Ma non è sempre stato facile per il buon Martin. Uno dei momenti peggiori fu probabilmente quando, nell'estate 2002, gli Opeth si ritrovarono a registrare due dischi completamente diversi, Deliverance e Damnation, durante le stesse sessioni. "Fu un incubo, specialmente per me. Credo avessimo circa due mesi di tempo per fare tutto, ma ci volle un'eternità solo per le parti di batteria, e la stessa cosa valse per le chitarre. Quindi fu il turno della voce, ed in pratica in soli due giorni mi sono ritrovato a registrare tutte quante le parti di basso!". Con Heritage, per la prima volta, le cose cambiano: "In questo disco io ed Axe (Martin Axenrot, batterista - NdA) suoniamo insieme, prima si registrava ogni parte separatamente. Per me si tratta di una novità assoluta, ma credo che sia avvenuto lo stesso con Orchid. Abbiamo provato i nuovi brani insieme per circa un mese prima di entrare in studio, perciò eravamo decisamente preparati ad un'eventualità del genere".
È noto, almeno ai più curiosi ed attenti, che durante il processo di scrittura dell'ultimo album fu proprio il comportamento di Martin Mendez, probabilmente inconsapevole ed in buona fede, a spingere il sound di Heritage verso lidi nuovi ed imprevedibili: "È vero, quando Mikael mi ha presentato le sue nuove composizioni gli ho detto che non mi piacevano granché; era una mia opinione sincera, lo conosco da diversi anni ormai, e sentivo che quei riff che aveva composto, più heavy di quanto poi proposto nel disco, erano un po' troppo 'calcolati', se capisci cosa voglio dire. Penso che qualcuno glielo dovesse dire, ed infatti ha poi confessato di essersi sentito sollevato dalle mie parole. In un paio di giorni si è ripresentato con del nuovo materiale, che ha definito il corso intrapreso in Heritage".
Il resto è storia ancor più nota. L'ultimo disco degli Opeth ha suscitato pareri contrastanti molto più che in passato, con frange di ascoltatori ai cui estremi troviamo chi considera l'ensemble svedese ormai da rottamare e chi invece continua imperterrito nell'adorazione di ciò che considera musicalmente insuperabile ed inarrivabile. Non è nemmeno la prima volta che gli Opeth danno alle stampe una raccolta di brani totalmente priva di elementi riconducibili al death metal, eppure sempre più persone vedono Heritage come una svolta definitiva ed un rinnegare le proprie radici. Dal canto suo, il bassista ha le idee chiare: "Non siamo obbligati ad accontentare tutti! La questione in realtà mi interessa poco, e chiaramente è impossibile soddisfare i gusti di tutti. Credo che chi si lamenta per la mancanza di screaming vocals non si sia davvero impegnato ad ascoltare la nostra musica. Se il disco non vi piace, almeno dite qualcosa che abbia senso!".
Metallica foto concerto Udine: report e setlist del 13 Maggio 2012
Marilyn Manson due concerti in Italia a Giugno: le informazioni per Padova e Milan…
Black Sabbath reunion: annunciato un batterista sostitutivo al posto di Bill Ward
Black Sabbath concerto Birmingham 2012: setlist, video, commenti... e bootleg!
Black Sabbath: il batterista della reunion è Tommy Clufetos